lunedì 17 marzo 2008

Istanbul

Istanbul
(2\4 Marzo 2008)

Ho il culo saldamente poggiato sull'Europa con gli occhi puntati sull'Asia, divisa da un lembo di mare superbo, scavalcato da due ponti sospesi. Alle mie spalle sta la Moschea Blu, austera e imponenete nella sua eleganza di forme, addolcita solo dalle luci della sera e dal volteggiare dei gabbiani, a ricordo che tra i due continenti sta l'Islam.
Al suo interno, lontano dalle folle del giorno, la Moschea mette quasi a disagio. Faccio fatica a ritrovarmi cosi' intima e raccolta immaginando al contmpo che in posti come questo, senza nemmeno l'ombra di emblemi e immagini a caricare di tensione, qualcuno trovi il senso nel fomentare guerre in nome di santita'. Mi vergogno a trovarmi intimamente a mio agio in un posto di uomini con un angusto cantuccio riservato alle donne, escluse dalla suggestiva atmosfera della Moschea.
Le donne di Istanbul; per le strade colpisce la varieta` del modo di concepirsi donna. Baby Brintney Spears agrressive-pittate sfiorano veli lucidi, coloratissimi e ricercati, che cintano il capo, chi lasciando scoperto il viso, chi fino a racchiudere anche le labbra. Qua e la` donne in chador, quasi davvero potessero coabitare modi cosi` violentemente diversi di incarnare l'esser donna. E mi fa effetto il sorriso scambiato con una donna di nero bardata, io con il mio folklore campagnolo di lottatrice indipendente.
Per fortuna arriva il calcio che, malgrado tutto, accomuna e livella: ottavi di finale di champion's Fenerbache-Siviglia. Azzardatamente ci fermiamo per strada davanti ad una folla con il fiato trattenuto. Siamo ai rigori. Certo, se va male, ci sta che le buschiamo...invece il Fenerbache la inzacca. Istanbul intera e` in quel delirio di gioia che solo il calcio, ormai, riesce a innescare. Noi veniamo letteralmente inondati di fiori.
Per la cronaca, il gorno a seguire obblighiamo un manipolo di turchi a guardare la Roma che umilia a dovere il mitico Real. Esultiamo com matti, con i turchi palesemente incuriositi dalle manifestazioni femminili, ma che per il calcio sono pronti a d accettare.

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