lunedì 17 marzo 2008

Batumi

Batumi
(7/8 marzo 2008)

Lussureggiante Batumi. Quella che dovrebbe essere la portofino dell'Impero Sovietico, luogo di villeggiatura dell'intelligentia russa, si rivela essere un paesone pretenzioso che si snoda su un lungomare sberluccicoso, reso ancor piu` decadente dal finir dell'inverno. Massicce navi cargo punteggiano il mare, dominato dal grosso scalo merci. Alle spalle un paese fatiscente.

L'autobus che da Trabzon ci porta a Batumi e` carico di azeri che da Istanbul a Baku compiono un tragitto di 50 ore filate.Pantaloni che ballano sul culo, camicioni sdruciti, scarpe impiegatizie tutte sfondate, rughe profonde solcano profili taglienti. Occhi enormi in uno sguardo sempre un po'troppo incattivito.

Primo contrattempo alla frontiera. L'autobus non puo` aspettare. Ci scarica per strada. Il ragazzone giorgiano, con cui avevamo scambiato appena qualche parola alla frontiera, batte al finestrino. Io sto a destreggiarmi con due zaini troppo pesanti, mentre Giulio e` con le guardie e sistemare il passaporto. Il ragazzone abbandona l'autobus, si carica il suo bagaglio, perche` ha capito che abbiamo un problema. Inizia la storia.

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