Mezz'ora di stop prima del confine per bere l'ultima vodka, verificare che le fedi siano al loro posto e che il velo ed i vestiti di Erika rispettino le leggi di questa repubblica islamica. Siamo un po' nervosi, un signore iraniano ci guarda divertito e ci dice di non preoccuparci. Superiamo il controllo passaporti con lui. C fanno mettere zaini e zainetti in una macchina a raggi X, e io che volevo contrabbandare una bottiglia di Cognac Ararat da regalare a degli amici di Teheran!
Uscendo dalla dogana il nostro nuovo amico ci propone di accompagnarci in macchina fino a Tabriz, la nostra prima tappa iraniana. Non facciamo pero' piu' di due passi che una folla di tassisti ci assale. Ognuno ci apostrofa a modo suo, chi urla e chi ci strattona, ordinandoci e allo stesso tempo implorandoci di andare con lui. Nella calca che si crea intorno a noi (siamo molto probabilmente gli unici stranieri del giorno) veniamo separati dal nostro amico. Capiamo con un misto di ilarita' e frustrazione che gli stanno dando del crumiro, anche se lui ci avrebbe accompagnato solo per il tanto decantato senso dell'ospitalita' musulmano.
Alla fine perdiamo noi, il nostro amico ci fa segno di incamminarci verso Tabriz (300 km) che poi ci carichera' con lui, ma dopo poco lo vedremo accendere il motore e andare nella direzione opposta. Noi proseguiamo per qualche minuto rifiutando le offerte dei tassisti, un autobus si ferma e ci fa salire. Va a Jolfa, 60 km da qui. Le donne siedono tutte negli ultimi posti, ricoperte da chador che le rendono oggetti inanimati in balia della scomoda guida dell'autista. Il paesaggio e' desertico ma molto bello, un fiume marrone ci accompagna attraverso montagne di terra e pietre marroni, non un albero, non un arbusto. Ci scaricano a Jolfa chiedendoci un prezzo esorbitante: pensavamo fosse gratis, dobbiamo pagare, prima cazzata persiana.
Prendiamo un taxi per tabriz, l'autista e' un cinquantenne dai modi burberi che parla esclusivamente con me. Erika e' come se non esistesse, spesso mi volto a guardalrla per assicurarmi che ci sia.
martedì 3 marzo 2009
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