Prima di Goris prendiamo un taxi che incuneandosi in una gola stretta e selvaggia ci portera' fino all'isolatissima chiesa di Tatev. Il posto e la chiesa sono praticamente identici alla gola del Debed ed ai suoi monasteri. Pero' siamo ormai nel sud, e del forzato sviluppo sovietico non si vedono tracce. Senza fabbriche, ciminiere, palazzoni scoloriti e sgangherati rimangono solo i tubi del gas e le lada, persi in un paesaggio contadino.
E' mezzogiorno, entro dopodomani vogliamo entrare in Iran ed abbiamo gia' esaurito il nostro budget giornaliero: e' il momento dell'autostop.
Ci carica un vecchio camionista il cui ruggente mezzo non supera i venti all'ora neanche in discesa. La sua estrema lentezza ci dara' pero' l'occasione di ammirare la bellezza di Goris, circondata da villaggi scavati in rocce di tutti i colori e tutte le forme. Sono come tanti obelischi misteriosamente stabili poggiati sui ripidi pendii intordo alla cittadina, ognuno con una porta ed una finestra.
Il camion e' arrivato a destinazione. Scendiamo e ricominciamo svogliatamente a mostrare il pollice. Ci sono tanti camion iraniani, ma nessuno si ferma. Si ferma invece una comitiva composta da una Lada ed un camion che trasporta un generatore da una tonnellata nuovo di zecca. I passeggeri della Lada si stringono e ci fanno salire. Sono in tre (un ateo, un cattolico ed un armeno: manca solo la barzelletta), lavorano per una compagnia di telefonia mobile comprata dai russi pochi anni fa. Stanno andando a montare un ripetitore a 15 km dalla frontiera, ma una volta li' ci scarrozzeranno fino al confine vero e proprio.
Superiamo l'ultimo passo a 2500m d'altezza, in cima ad una montagna sventrata da una miniera di rame, e cominciamo a scendere. Ormai e' arrivata la primavera, qui i prati sono verdi e gli alberi in fiore. Severi crinali fanno da sfondo a dolci colline, sui bordi di un lago chalet e ciliegi; la neve e' un vago ricordo.
E poi ecco una rete metallica, davanti a noi terra rossastra e montagne spoglie da cui arrivano folate di vento secco e pieno di polvere, dietro di noi la primavera con tutti i suoi odori: e' il confine.
Nessun commento:
Posta un commento