martedì 3 marzo 2009

Ingresso in Armenia e gola del Debed


L'ingresso ci toglie il respiro: lasciamo le strade georgiane, povere ma piene di negozietti, per precipitare nel fondo di una gola stretta, buia e desolata. Le montagne sui due lati sono a piu' di mille metri sopra di noi. Fabbriche abbandonate, edifici sovietici squadrati e geometrici -ma che edifici, interi villaggi da piu' di 5000 abitanti- sparsi apparentemente a caso in cima a spettacolari terrazze naturale che si affacciano a strapiombo sul corso del fiume.
Ci addentriamo nella gola del debed, illuminata dai raggi del sole per poche ore al giorno. Dovunque ci sia un po' di spazio c'e' una casa, una fabbrica in disuso, un palo della luce. La neve si e' sciolta ma gli alberi sono ancora spogli. Non ci sono alberghi ne' ristoranti: troviamo una signora che ci affitta una stanza e ci procura un pasto.
Secondo la guida e i dati ufficiali sul reddito pro-capite ci aspettavamo un paese piu' ricco della georgia, con piu' infrastutture e piu' commercio. Le infrastutture sono arrugginite e il commercio paraticamente inesistente (e' per questo che i pochissimi alberghi esistenti sono cosi' cari: 30 $ a notte qui dove un'infermiera guadagna 100$ al mese). Nei negozi non c'e' mai nessuno, le uniche code che vediamo sono davanti agli sportelli della Western Union: qui hanno tutti un parente all'estero, e le rimesse rappresentano all'incirca il 25% del PIL. Si mangia carne, carne con cipolle, carne con un po' di pane. Mai verdura. Al mercato di Yerevan capiremo perche': pomodori 7 dollari al chilo, 14 al supermecato.

Il nostro fedele autista Cago dovrebbe passarci a prendere alle dieci, ma alle nove e' gia' davanti alla notra squallida camera con vista sulla strada. Dimostra 60 anni ma ne ha 45. Al contrario di altri autisti visitera' con noi le cinque chiese del debed, suggestive anche se identiche tra loro. Hanno tutte un migliaio di anni, sono nel punto piu' alto del villaggio, ci sono tombe, spazi per lo studio e sono circondate da una cinta muraria abbastanza imponente. Le porte sono piccole tanta che bisogna abbassarsi per entrare; impedivano l'accesso di nemici a cavallo. Non ci sono finestre, ma feritoie. In pratica erano dei fortini, in caso di attacco i contadini si rifugiavano qui, abbandonando le case indifese alla furia devastatrice del conquistatore di turno.

Dopo aver percorso un centinaio di chilometri su queste strade ci rendiamo conto che al posto dei guard-rail ci sono dei tubi storti, arrugginiti e rattoppati in piu' punti. Ma cosa trasportano? ci rispodono con ingenua semplicita': gas, ovvio. Questo gasdotto a vista percorre l'armenia da nord a sud inerpicandosi sui ripidi pendii per raggiungere anche i piu piccoli ed inaccessibili villaggi.

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